Sorto nel 2009 all’interno della Riserva Naturale della Rocca e del Sasso e ai piedi della strada che conduce alla Rocca di Manerba, il Museo Civico Archeologico della Valtènesi offre uno sguardo completo sul territorio e la sua storia.
Il percorso espositivo si sviluppa su due livelli, valorizzando sia le realtà archeologiche e storiche di Manerba e della Valtènesi, sia gli aspetti paesaggistici e naturalistici della Riserva.
Piano terra
Al piano terra il percorso archeologico presenta i diversi contesti storici, dalla preistoria, all’età romana, all’alto medioevo.
Primo piano
Al primo piano l’esposizione verte sulla Rocca e i numerosi reperti d’età medievale e cinquecenteschi, rivenuti nel suo contesto e nei suoi paraggi. Allo stesso piano si trova la sezione naturalistica, che illustra ricchezze e peculiarità della Riserva Naturale della Rocca e del Sasso di Manerba del Garda e della fauna lacustre. Questa sezione inoltre può ospitare mostre temporanee.
Secondo piano
Al secondo e ultimo piano dell’edificio si trova una biblioteca specialistica, recentemente arricchita grazie a una cospicua donazione privata, nonché una zona studio e consultazione in corso di allestimento.
Le vetrine dell’allestimento permanente offrono una panoramica dei reperti rinvenuti nella necropoli dell’età del Rame del Riparo Valtènesi, sotto il Sasso di Manerba (3300-2300 a.C.), dei materiali d’uso quotidiano provenienti dalla palafitta dell’età del Bronzo di San Sivino (2100 al 1450 a.C.), dal 2011 parte del sito UNESCO “Le palafitte preistoriche dell’arco alpino”, dei corredi delle sepolture della necropoli romana di campo Olivello (I-V secolo d.C.), degli oggetti di vita quotidiana e dei frammenti architettonici delle ville romane individuate ai piedi della Rocca e nella zona della pieve di Santa Maria (I-IV secolo d.C.), delle testimonianze provenienti dagli edifici altomedievali individuati nell’area della pieve (VI-VII secolo d.C.), del vasellame e delle armi rinvenuti durante gli scavi sulla Rocca (XI-XVI secolo d.C.).
Nel Museo si trova una ricomposizione fedele di una delle strutture sepolcrali rinvenute al Riparo Valtènesi.
Si tratta questo di un sito frequentato tra il Mesolitico, il Neolitico Antico e l’Età del Rame, posto ai piedi della roccia del monte Sasso.
Scavato tra il 1976 e il 1994 da Lawrence H. Barfield (Università di Birmingham), il sito si è rivelato luogo di culto, usato poi come sepolcreto con tombe collettive e che ha restituito una serie di reperti di notevole interesse, ora esposti nella sezione dedicata al Museo
In località San Sivino, il comune di Manerba ospita uno dei siti palafitticoli, databile tra l’Età del Bronzo Antico (2100 a.C.) e quella del Bronzo Medio (1400 a.C.), inseriti dal 2011 nel sito UNESCO Le palafitte preistoriche dell’arco alpino.
Tra i materiali recuperati ed esposti nel Museo si annoverano ceramica, bronzo ed industria litica, che testimoniano le abitudini degli abitanti del villaggio antico: le attività di caccia e pesca sono testimoniate da numerose cuspidi di freccia in selce, ami da pesca in bronzo ed arpioni. Le diverse vetrine del Museo espongono i materiali contestualizzandone la funzione con elementi che ne richiamano le situazioni di utilizzo.
I reperti conservati al Museo si riferiscono ai principali siti d’età romana, di notevole interesse, presenti nelle immediate vicinanze.
Il territorio ha restituito due ville di un certo prestigio: quella sorta sui terrazzamenti del colle della Rocca, in località Borgo, e quella della Pieve, del quale si conosce anche il probabile proprietario, attestato da un’iscrizione. Di queste si preservano in Museo sia oggetti di vita quotidiana, tra i quali spiccano balsamari, lucerne, bracciali, anelli e strumenti di lavoro, sia elementi architettonici, mosaici policromi e frammenti d’intonaco dipinto.
La necropoli di campo Olivello, certamente legata alla villa di Borgo, ha restituito diversi corredi funerari, esposti nel Museo, dove si trova anche una ricostruzione di una delle tombe. Una particolare sezione riguarda i reperti raccolti da G.B. Marchesini negli ultimi decenni del XIX secolo, donati al museo dalla famiglia dei suoi eredi, famiglia Cirilli, esposti unitamente all’armadio-teca che li conteneva originariamente.
Nell’area dell’attuale pieve di S. Maria già antecedentemente al tardo VII secolo si trovava una chiesa ad aula unica, che ha restituito frammenti di arredo liturgico, visibili oggi nell’esposizione museale. Nei paraggi di questo edificio si trovava anche un oratorio dedicato a S.Siro e una casa seminterrata, nella quale si svolgeva attività metallurgica, cui è allo stesso modo dedicata una piccola sezione in Museo.
Una sezione del Museo è dedicata alla Rocca di Manerba che, posta a metà strada tra Salò e Desenzano, sovrasta il lago di Garda e presenta una complessa stratigrafia e lunga storia; prima delle fortificazioni medievali, iniziate almeno nell’XI secolo, l’area infatti ha ospitato un abitato preistorico già a partire dall’età neolitica, con numerose sequenze a partire dal Neolitico medio-tardo (culture del Vaso a Bocca Quadrata e di Lagozza), al Bronzo antico (Polada), al tardo Bronzo, al Bronzo finale, sino all’epoca romana, quando la sommità doveva ospitare un tempio dedicato a Minerva.
Il Museo conserva i reperti relativi alla lunga storia di frequentazione di questo sito, mentre sono esposti armi e oggetti di vita quotidiana pertinenti alle ultime fasi di vita della Rocca, antecedenti alla sua distruzione definitiva avvenuta nel 1574 per mano della Repubblica di Venezia.